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La Scelta Vegan

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Vegan Blog

Per gli Animali

No alla Carne

…la quasi totalità dei prodotti animali (carne, latte, uova) proviene da allevamenti intensivi, dove gli animali sono rinchiusi senza nessun rispetto per le loro esigenze fisiologiche, con il solo scopo di raggiungere la massima produttività nel minor tempo possibile. Fino al momento della uccisione, in quelle macabre “catene di smontaggio” che sono i macelli. La morte degli animali è preceduta dal trasporto, lungo ed estenuante, fino al mattatoio: stipati nei camion, senza potersi muovere, bere o mangiare, arrivano a destinazione in gravissime condizioni di stress, spesso così debilitati da non riuscire nemmeno ad alzarsi.

No al Latte

Non molti sanno che mucche e vitellini vengono uccisi nel ciclo di produzione del latte.  Le mucche possono vivere fino a quaranta anni, ma negli allevamenti sono macellate quando la loro produzione di latte diminuisce, in genere dopo circa sette anni. La loro vita così innaturale, la mungitura meccanica, la selezione per aumentarne la produttività, la stabulazione nei capannoni, la mancanza di movimento, rendono le “mucche da latte” animali così debilitati che spesso, a “fine carriera” non si reggono più nemmeno in piedi. Durante questo ciclo di produzione sono inseminate artificialmente: se non mettessero al mondo i vitelli destinati al macello, non produrrebbero latte. I vitellini, strappati alla madre subito dopo la nascita, sono destinati, se maschi, al mattatoio a pochi mesi di vita (carne di vitella) o fatti ingrassare per essere macellati dopo due anni (carne di manzo); se femmine, seguiranno il destino delle madri.

No alle Uova

Anche la produzione di uova comporta la morte delle galline e dei pulcini maschi. Le galline vivrebbero quindici anni, ma in tutti gli allevamenti, non solo in quelli intensivi, finiscono macellate appena il numero di uova prodotte diminuisce (di solito intorno ai due anni di vita) per diventare carne di seconda scelta. Stipate in gran numero dentro a minuscole gabbie, senza nemmeno la possibilità di aprire le ali o di seguire i loro naturali istinti, diventano stressate e aggressive a tal punto che spesso si feriscono e uccidono fra loro; il taglio del becco, pratica comune negli allevamenti, serve a limitare questo problema. I pulcini maschi, inutili al ciclo produttivo, vengono buttati vivi in un tritacarne per diventare mangime, soffocati o semplicemente lasciati morire accatastati in grandi mucchi.

No al Pesce

I pesci hanno un sistema nervoso complesso e, come gli altri animali, provano paura e sofferenza. Qualunque sia la modalità di cattura, la morte dei pesci avviene sempre per soffocamento, dopo un’agonia lunga e terribile che non viene tenuta in alcuna considerazione. L’amo, oltre che un forte dolore, provoca spesso danni irreversibili e morte, anche nei casi in cui il pesce venga rigettato in acqua.
No all’ allevamento biologico

Per l’Ambiente

Consumo di Acqua

l consumo d’acqua di una dieta che includa la carne o latticini è decisamente maggiore di una dieta vegan (che esclude i derivati animali); ed il tema dello spreco d’acqua, soprattutto proiettato negli anni a venire, è di scottante attualità. Per esempio, si pensi che per produrre un kg di manzo possono occorrere fino a 100.000 litri d’acqua, mentre per un chilo di frumento ne occorrono solo 900 e per un chilo di soia 2000.
I numeri potrebbero sembrare eccessivi, ma basta riflettere un attimo sull’iter di produzione.
Per un chilo di frumento è necessario in totale utilizzare circa 900 litri di acqua. Ma per produrre una bistecca, bisognerà prima di tutto coltivare quello stesso frumento, anzi molto di più, dato che andrà usato per nutrire dei bovini per svariato tempo; tempo nel quale andrà dato loro da bere, ma anche utilizzata molta acqua per tenere pulite le stalle; ed infine bisogna anche considerare l’acqua utilizzata all’interno dei macelli. In totale, non è poi così strano vedere che mangiando carne si consumi circa CENTO volte più acqua che non mangiando vegan!
Senza dimenticare che quanto detto è vero anche per gli altri alimenti animali. Ad esempio, le considerazioni sull’acqua necessaria per allevare un bovino sono valide anche per la produzione di latte; in questo caso addirittura si deve considerare anche l’impiego di acqua, non indifferente, necessario per tenere pulite le sale di mungitura e soprattutto i macchinari per mungere. Si arriva facilmente ad un fabbisogno di circa 100 litri al metro quadro per giorno.
Decidendo semplicemente di essere vegan si possono risparmiare più di 5 milioni di acqua ogni anno. Si potrebbe lasciare aperta la doccia 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Senza riuscire a sprecare così tanta acqua come fa una persona che segue una dieta a base di prodotti animali.

Effetto Serra

Andando oltre, un altro aspetto fortemente negativo dell’allevamento, anche questo poco conosciuto, è la sua incidenza sull’effetto serra. Infatti sono molti gli studi che indicano chiaramente come il contributo della produzione di alimenti animali al totale dei gas serra sia molto rilevante. In particolare, sotto forma di metano prodotto dal sistema digerente degli animali con l’emissione di gas intestinali, mentre le deiezioni degli animali diffondono nell’ambiente sostanze acidificanti ed eutrofizzanti. Ricordando anche che, come già sottolineato, l’allevamento implica una maggiore serie di attività inquinanti rispetto al coltivare vegetali destinati direttamente all’alimentazione umana, come ad esempio il trasporto di vegetali e la loro trasformazione in cibo per animali. Tutto questo porta un altro forte contributo all’effetto serra. Per avere qualche dato ufficiale, basta riportare che la FAO, nella relazione “Livestock’s long shadow” presentata il 29 novembre 2006, afferma che il bestiame produce circa il 9% del principale gas serra, il biossido di carbonio, ma è responsabile di alte emissioni di altri importanti gas serra: il 35-40% delle emissioni di metano e il 65% di quelle di ossido di azoto (che è circa 300 volte più dannoso del CO2 per il riscaldamento globale) vengono prodotte infatti dal bestiame. Le emissioni totali di gas serra causate dal settore zootecnico sono pari al 18% del totale dovuto alle attività umane; una percentuale simile a quella da addebitare all’industria e maggiore di quella dovuta all’intero settore dei trasporti.

Deforestazione

… le foreste pluviali vengono abbattute non tanto per predarne il legname, come molti credono, ma sopratutto per ottenere pascoli per l’allevamento di bovini destinati a fornire carne all’Occidente. Il problema consiste ancora una volta nella necessità di produrre grandi quantità di vegetali non per nutrire direttamente l’uomo ma per sostenere l’allevamento, per poi – alla fine dei conti – produrre cibo per una quantità molto minore di esseri umani. Ad esempio, i dati riportano che la maggior parte della deforestazione della Foresta Amazzonica è dovuta all’allevamento di bovini (la cui carne verrà poi principalmente esportata), circa il 60%. Solo circa il 30% è dovuta all’agricoltura di sussistenza o di piccola scala [fonte: www.mongabay.co].  Una ulteriore riflessione importante: anche per quanto riguarda l’agricoltura c’è un problema collegato dall’allevamento; infatti una grossa fetta di risorse vegetali, soprattutto la soia, vengono coltivate per diventare foraggio per gli animali. Quindi, semplificando al massimo: si abbattono grandi aree di foresta per fare campi di soia e cereali, che invece di essere usati per nutrire gli uomini (magari di quelle stesse zone), sono usati per sostenere l’allevamento e produrre carne da esportare nei paesi più industrializzati. Ancora un aspetto dal quale emerge lo spreco e il grave impatto ambientale del consumo di carne e altri alimenti animali.  L’ADA (American Dietetic Association) dal 1987 dichiara che una dieta vegana correttamente bilanciata è salutare, adeguata dal punto di vista nutrizionale e adatta a tutti gli stadi del ciclo vitale (inclusi gravidanza, allattamento, svezzamento, infanzia e terza età) perché garantisce lo sviluppo fisiologico dell’organismo.

Per la Salute

Il Dottor Jean Seignalet, gastroenterologo e immunologo presso la facoltà francese di Medicina all’Università di Montpellier afferma:
“Da sempre il latte animale è ritenuto dai più, un alimento sano, nutriente, fortificante e rimineralizzante grazie al calcio che contiene.
In realtà, diverse ricerche hanno portato medici e ricercatori a considerarlo nocivo per l’uomo e responsabile di numerose patologie – fra cui problemi tubercolosi, digestivi, intestinali, ormonali, demineralizzazione, decalcificazione, oltre che di formazioni cistiche e tumorali”.

La Caseina contenuta nel latte, genera le malattie croniche infiammatorie
Animali adulti messi a dieta di latte “fresco” del supermercato, sviluppano artrite che può essere monitorata istologicamente (iperplasia sinoviale cellulare, infiammazione e infiltrazione linfoplasmocitica), anche se sono completamente assenti anticorpi IgE o IgG alle proteine del latte (Panush 1990).
“Queste osservazioni”, concludono i ricercatori, “possono fornire un importante modello di laboratorio per lo studio delle malattie infiammatorie dei legamenti”.
L’effetto artritogenico del consumo del normale latte commerciale è ben noto ai ricercatori [Goldlust 1981].
Secondo gli studi, bere 235-350 millilitri al giorno di latte pastorizzato costituisce un piccolo, ma ripetuto stimolo antigenico a livello dell’assorbimento intestinale.

Cancro ovarico e infertilità femminile:
Nel latte è presente uno zucchero disaccaride detto lattosio, che viene scisso producendo il monosaccaride galattosio. Il galattosio è un monosaccaride tossico per l’organismo umano e deve essere adeguatamente processato attraverso enzimi che diventano scarsi nell’adulto. Il galattosio presente nel latte non può essere metabolizzato nell’età aduta: il galattosio è tossico per gli ovociti e provoca diminuzione della fertilità nelle donne, inoltre il galattosio non metabolizzato produce un aumento di frequenza del cancro alle ovaie.

Cancro alla mammella e cancro alla prostata:
La mammella e la prostata sono due ghiandole molto soggette a sviluppare il cancro, ma a difenderle vi è la vitamina D, che però è ridotta fortemente da un’alimentazione ricca in prodotti caseari che apportano troppo calcio. Il rapporto calcio/vit.D troppo alto determina un aumento del rischio di sviluppare tumori al seno e alla prostata.

Cancro al testicolo e disturbi della sessualità maschile:
Gli estrogeni presenti in tracce nel latte vaccino, determinano un aumento del rischio di sviluppare il cancro al testicolo: ogni 200 ml di latte o equivalenti di latticini, assunti ogni giorno durante l’infanzia, determina un aumento del 30% del rischio di contrarre il cancro ai testicoli in età adulta.
Lo stimolo degli estrogeni presenti nel latte vaccino, produce disturbi legati all’erezione, impotenza, l’eiaculazione precoce e la diminuzione del numero degli spermatozoi attivi.

Diabete insulino dipendente:
L’albumina contenuta nel latte vaccino,essendo diversa da quella umana, fa produrre al sistema immunitario anticorpi che attaccano le cellule beta del pancreas. Quando le cellule beta vengono distrutte per reazione autoimmune al 80-90%, questo provoca un aumento dei casi di diabete insulino dipendente, tra quei bambini ai quali è stato somministrato latte vaccino prima del compimento del primo anno di vita.

Autismo:
La proteina del latte vaccino detta caseina, si scinde nello stomaco producendo la caseomorfina, una sostanza oppioide che agisce sul cervello. Durante l’infanzia, la caseomorfina prodotta dall’ingestione di latte vaccino, in quanto è una forma modificata rispetto alla caseomorfina prodotta dal latte umano, è sospetta di aiutare l’innesco dell’autismo, un disturbo dello sviluppo del cervello infantile. Nell’adulto l’effetto sul cervello delle caseomorfine da latte vaccino, possono scatenare in soggetti predisposti la schizofrenia.
Tratto da Mednat.org

Cancro al Colon con carne e carni lavorate
Mangiare una salsiccia al giorno o una porzione di prosciutto, pancetta, salame o hot dog, fa salire del 20% il rischio del cancro al colon. E’ quanto affermano gli scienziati del World Cancer Research Fund (Wcrf) secondo i quali i britannici, grandi consumatori di salsicce e bacon (pancetta), sarebbero tra i piu’ esposti, con 16.000 decessi all’anno per questo tumore.’ Mangiare carni lavorate aumenta sensibilmente il rischio di contrarre un cancro all’intestino:per questo il Wcrf consiglia di limitarne l’uso, al minimo.
Tratto da Scienze – 31 mar 2008 (rivista scientifica pubblicata dall’American Association for the Advancement of Science)

Mangiare troppa carne da bambine anticipa l’arrivo della pubertà
Un certo tipo di alimentazione durante l’infanzia provocherebbe un’anticipazione della pubertà nelle ragazze. A sostenerlo uno studio inglese pubblicato sulla rivista Public Health Nutrition, secondo il quale le bambine che mangiano troppa carne rischiano una pubertà anticipata. Gli studiosi sono partiti dalla constatazione che negli ultimi decenni del ventesimo secolo l’età media del primo ciclo mestruale si è abbassata drammaticamente per raggiungere solo negli ultimi anni una relativa stabilità. Negli ultimi cinquant’anni l’età media è passata dai 14 agli 11 anni. I ricercatori stanno ipotizzando, ora, un possibile ruolo dell’alimentazione. Analizzando le abitudini alimentari di oltre 3mila dodicenni, gli studiosi hanno confrontato la dieta seguita a 3, 7 e 10 anni dalle singole bambine, e hanno rilevato che il consumo di carne all’età di 3 anni e a 7 anni è risultato fortemente collegato a cicli anticipati. A quanto pare, le bambine che a 7 anni hanno mangiato più spesso carne, ossia 12 porzioni a settimana, hanno il 75 per cento di possibilità in più di avere già il menarca a 12 anni rispetto alle coetanee che hanno consumato meno carne durante l’infanzia. Le ragazzine con qualche chilo di troppo, inoltre, tendono a svilupparsi prima delle altre. Negli ultimi anni sono stati condotti molti studi e sono state fatte molte ipotesi volte a dare una spiegazione alla pubertà anticipata. Sembra che a determinarla concorrano diversi fattori, tanto ambientali, quanto alimentari. Gli esperti, tuttavia, rassicurano affermando che se l’anticipo puberale è lieve non c’è motivo di preoccuparsi. Altra cosa se questo avviene, ad esempio, sotto i 7 e gli 8 anni.

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